La parte superiore del capitello di una colonna, spesso costituito da una semplice lastra squadrata, ma talvolta modanato o altrimenti decorato, su cui poggia l’arco o l’architrave.
Monastero maschile o femminile, retto da un abate o da una badessa, giuridicamente autonomo e spesso costituente in passato anche unità economica produttiva indipendente. Prende il nome dal luogo, spesso isolato, in cui sorge, dal suo fondatore o dal santo del quale custodisce le reliquie.
Struttura a pianta semicircolare di una parete di una chiesa, posta al termine della navata centrale e talvolta di quelle laterali, coperta comunemente da una calotta a quarto di sfera.
Tecnica impiegata per la riproduzione a stampa di un’immagine e, per estensione, la stampa così ottenuta. La tecnica consiste nel corrodere una lastra di metallo con un acido (aqua fortis anticamente designava l’acido nitrico, detto anche mordente), per ricavarne immagini: la lastra viene poi cosparsa di inchiostro grasso con un tampone di pelle e scaldata per favorire la penetrazione della tinta nei solchi, quindi viene eseguita la stampa al torchio (v. Incisione).
Bacile nel quale si conserva l’acqua santa per l’uso dei fedeli, spesso collocato nei pressi delle porte di una chiesa.
Tecnica di pittura che consiste nello stendere su carta, pergamena o stoffa, colori mescolati a gomma arabica e stemperati in acqua al momento dell’uso. Consente di ottenere effetti di trasparenza.
L’episodio compare solo nel Vangelo di Matteo: tre saggi, venuti da Oriente a Gerusalemme seguendo una stella, giunti al cospetto del re dei giudei, annunciato dall’astro, lo adorano e gli offrono tre doni: l’oro, l’incenso e la mirra. Nelle prime rappresentazioni cristiane figurano con le vesti dei sacerdoti di Mitra, un culto orientale diffuso nell’Impero romano; a partire dal primo Rinascimento sono invece spesso rappresentati con abiti di corte. Nel tardo Medioevo il tema assumeva talvolta il significato della sottomissione del potere temporale all’autorità della Chiesa.
Tecnica di pittura murale basata sull’incorporazione dei colori alla calce dell’intonaco, che grazie alle particolari modalità esecutive offre straordinaria durevolezza dell’opera nel tempo. Il supporto murario asciutto e pulito è preparato con un primo strato grossolano d’intonaco (il rinfazzo) sul quale è steso uno strato più sottile, detto arriccio. Sull’arriccio è tracciata con terra rossa la sinopia (disegno preparatorio dell’opera, sostituito dal Quattrocento dallo spolvero e poi dal cartone). È quindi steso il tonachino, strato leggero di sabbia fine mista a calce, sul quale l’artista dipinge l’opera con colori mescolati con acqua. La caratteristica principale dell’affresco è la rapidità di esecuzione richiesta all’artista, che deve applicare il colore sull’intonaco fresco, senza lasciarlo asciugare. Per questo motivo la porzione di superficie da affrescare viene preparata quotidianamente (sono le cosiddette giornate), in rapporto al lavoro che si prevede di portare a termine. Pentimenti, correzioni o completamenti dell’opera sono apportati a secco, usando colori a tempera (v.).
L’importanza simbolica dell’agnello nell’iconografia cristiana deriva dall’antica consuetudine di sacrificare un capro alla divinità, che fu interpretata dai cristiani come una prefigurazione del sacrificio di Cristo. Il tema iconografico dell’adorazione dell’agnello deriva dall’Apocalisse di Giovanni, dove l’autore descrive la visione in cui, attraverso una porta spalancata nel cielo, appare un trono su cui è seduta una persona (Cristo). Un agnello con sette corna e sette occhi, e con ferite al collo e ai piedi, prende dalla mano di colui che siede al centro un libro contenente i segreti del destino umano.
(Firenze 1470-1528) Scultore e plasticatore, figlio di Polo d’Angelo da Vetri e fratello di Domenico di Polo, medagliere e incisore di pietre dure, fu allievo di Andrea del Verrocchio. Presso la bottega del maestro ebbe modo di conoscere i più aggiornati esiti pittorici e plastici della Firenze di fine Quattrocento che divulgò in uno stile più corrente, cercando di aggiornare i propri schemi compositivi verso un maggiore decorativismo e una più attenta resa patetica delle figure. Ebbe un elevato successo presso le committenze pubbliche e private. Tra le opere mature dell’artista si ricorda il rivestimento plastico della cappella Spadari nella Santissima Annunziata ad Arezzo (raffigurante la Madonna col Bambino tra San Francesco e San Rocco, sormontati dal Padre Eterno Giudicante), il San Girolamo e il San Francesco nella chiesa San Girolamo di Volterra.
Dal latino: “Agnello di Dio”, è il simbolo di Cristo, figlio di Dio, che si sacrifica per l’uomo riscattandolo dal peccato originale.
L’attività della famiglia Agresti, fornaciai di Impruneta, è documentata a partire dalla seconda metà del XVIII secolo; la fornace, chiusa nel 1990, rimasta integra, documenta l’antica tecnica di lavorazione della terracotta utilizzata fino a quasi tutto il XX secolo.
Calcare marnoso compatto, di colore grigio chiaro o bianco, formatosi principalmente nell’Eocene. È diffuso nell’Appennino settentrionale ed usato per i paramenti murari in alternativa alla pietra serena.
Termini tratti dall’Apocalisse con i qua-li Dio, riferendosi direttamente al veggente Giovanni, gli annuncia la fine della Rivelazione; dicendo «l’alfa e l’omega» (ΑΩ) dichiara di essere il creatore di ogni cosa, e di tutte colui che le porterà a compimento. L’episodio e la sua cifra sono anche metafora di ogni parabola temporale.
Tavola sulla quale il sacerdote celebra il sacrificio eucaristico, che ha assunto la forma della mensa dell’Ultima Cena. Nelle sue forme più complesse oltre alla mensa (la parte superiore piana) e al paliotto (la parte sottostante alla mensa, visibile dai fedeli), poggianti su una predella (il gradino o i gradini sui quali poggia l’a.), sono presenti anche una pala, ed un ciborio che sovrasta l’altare stesso.
Nelle chiese cristiane, la tribuna rialzata dalla quale erano declamate le letture. È costituita da una piattaforma alta sorretta da colonne, dotata di parapetti e di scala. Dall’ambone, nel Gotico e poi nel Rinascimento, ebbe origine il pulpito (v.), che era più elevato.
(Firenze 1352-1429) Pittore fiorentino, iscritto all’Arte dei Medici e degli Speziali nel 1372, fu autore di numerose tavole e affreschi, in parte eseguiti in collaborazione con Niccolò Gerini, oggi perduti. L’attribuzione all’autore, non unanimemente condivisa, dei frammenti della decorazione dell’ex Palazzo dei Giudici e Notai a Firenze, ha consentito una parziale ricostruzione della sua attività. Seguace dei fratelli Cioni, in una fase più matura si avvicina ai modi di Niccolò Gerini e propone soluzioni non dissimili da quelle di Mariotto di Nardo. Dell’autore si ricorda la Madonna col Bambino fra i santi Caterina, Giovanni Battista, una santa martire, san Pietro e Angeli oggi presso la Pinacoteca Vaticana di Roma (1380-1385).
(Firenze, notizie 1757-1812) Seguace di Francesco Conti, fu pittore di gusto neoclassico, addolcito da eleganze settecentesche e aggiornato sulla cultura figurativa cortonesca. Della sua ampia produzione ricordiamo gli affreschi nella chiesa di Santa Margherita dei Ricci a Firenze.
Suppellettile sacra, solitamente ha corpo globulare e imboccatura strozzata; con il termine si intende sia i due contenitori, l’uno per il vino e l’altro per l’acqua, adoperati nell’eucarestia, sia i tre per gli olii sacri.
(attivo a Firenze, prima metà del XV secolo) Garzone nel 1424 nella bottega di Bicci di Lorenzo e aiuto di Masaccio durante il soggiorno pisano dell’artista (1426), è autore di un cospicuo numero di opere nelle quali rivela l’influenza di Beato Angelico e Paolo Uccello. La più antica tra le sue opere datate è il polittico della Pinacoteca di Prato (1435), sicuramente precedente a molti dipinti dell’autore ancora da identificare. Il trittico di Sant’Andrea a Ripalta (1436) e la Madonna della Cintola (1437) presso l’Accademia di Firenze palesano uno stile già maturo, che si esprime attraverso una interpretazione vivace e a tratti un po’ goffa dei modelli rinascimentali, riscontrabile, ad esempio, nel completamento degli affreschi della cappella dell’Assunta del Duomo di Prato, iniziati probabilmente da Paolo Uccello negli anni 1435-1440. Nelle opere più tarde dell’artista emerge anche l’influenza di Filippo Lippi.
Il locale posto a piano terreno che dal-la porta principale d’ingresso conduce al cortile e alle scale. Ha semplice forma di ambiente lungo e alto e si distingue dall’atrio (v.).
Il nome, dal greco “messaggero”, identifica la figura che svolge il ruolo di ambasciatore della volontà divina, presente nelle antiche religioni orientali e passata alla cultura cristiana. Nell’Antico Testamento sono numerosi i riferimenti ad esseri la cui funzione è quella di trasmettere la volontà di Dio agli uomini e di proteggere i giusti (angeli custodi). Tra questi ultimi emergono le figure di Raffaele (Libro di Tobia) e Michele (Libro di Daniele). Nel Nuovo Testamento è presente la figura dell’arcangelo Gabriele (Vangelo di Luca), che ha il compito di annunciare alla Vergine la nascita di Cristo. Nel V secolo si diffonde il De coelesti hierarchia, testo secondo il quale gli angeli si distinguerebbero in schiere, gerarchie e categorie. La figura angelica è genericamente rappresentata con le sembianze di adolescente, più raramente di fanciullo, vestito di una tunica, con ali e lunghi capelli biondi, quasi sempre con l’aoreola. Quest’ultimo attributo può a volte supplire all’assenza delle ali.
(attivo a Napoli, 1703-1733 ca.) Argentiere nato ad Avellino e attivo a Napoli. Tra le sue opere ricordiamo il Busto di san Gennaro per la cattedrale di Capua (1733).
Sommo sacerdote ebreo (6-15 d.C.), secondo il Vangelo di Giovanni presiedette il sinedrio accanto al genero Caifa, che gli era succeduto nella prima carica religiosa di Israele, e fu corresponsabile della condanna a morte di Gesù, suggerita dal genero.
L’episodio è narrato nel Vangelo di Luca: Maria riceve nella sua casa di Nazareth la visita dell’arcangelo Gabriele che, inviato da Dio, le annuncia la nascita di un figlio concepito dallo Spirito Santo. Tre gli elementi essenziali: la Vergine, l’angelo e la colomba dello Spirito Santo, il cui tragitto, spesso tracciato da un fascio di luce, rappresenta l’incarnazione di Cristo attraverso lo Spirito Santo. L’episodio accoglie diverse varianti. In epoca bizantina l’Annunciata compare accanto a un pozzo, dove si era recata ad attingere acqua. Nella pittura rinascimentale italiana si svolge in una ambientazione architettonica che spesso diviene pretesto per numerosi dettagli descrittivi. I pittori nordici dello stesso periodo collocano frequentemente la Vergine all’interno di cattedrali, a richiamare la simbologia della Madonna come Chiesa cristiana. L’iconografia controriformista pone l’attenzione sulla colomba dello Spirito Santo che scende dal cielo avvolta in una luce abbagliante. L’arcangelo Gabriele è alato, con una veste bianca; solitamente regge un giglio o un ramo di ulivo. Attributi ricorrenti di Maria sono: il giglio bianco, segno di verginità e purezza; il vaso che spesso lo contiene, simbolo dell’Incarnazione; il libro del quale interrompe la lettura all’arrivo dell’angelo
Testo parziale del Messale che raccoglie le antifone (canti alternati) le quali, secondo la tradizione, sarebbero state raccolte da san Gregorio Magno (vi secolo). Contiene l’incipit, più raramente l’intero testo dei canti con le relative notazioni musicali.
(quarto decennio del secolo XVI). Fu probabile allievo del pittore Lorenzo di Credi, orientato verso un precoce ritorno al gusto classico, riscontrabile, ad esempio, nel Cristo in casa di Marta (1524, Staatliche Museum, Berlino). Difficile, a oggi, stabilire una precisa cronologia all’interno della sua produzione.
(Firenze 1479-1556) Miniatore, iscritto nel 1500 all’Arte dei Medici e degli Speziali, aveva una fiorente bottega al canto dei Pazzi; si distingue per lo stile sobrio ed elegante dalle composizioni vivaci; costante è il tono intimo e domestico con il quale l’autore è solito illustrare la storia sacra.
Piccola croce solitamente posta sulla sommità del coperchio di teche o pissidi.
Dal greco «rivelazione», il termine si riferisce agli scritti che, per ebrei e cristiani, rivelano i progetti divini per l’umanità. Molte opere letterarie del giudaismo portano questo nome e, nel Nuovo Testamento (fine del II secolo) il testo attribuito a Giovanni Evangelista. Nei primi cinque capitoli Giovanni racconta di alcuni simboli di colui che redimerà l’umanità dalla lotta contro il male; dal sesto al diciottesimo sono descritti gli avvenimenti che porteranno alla fine del mondo; i due successivi capitoli raccontano il ritorno di Cristo sulla terra e il Giudizio Universale; gli ultimi due si chiudono con la descrizione della Gerusalemme celeste.
Elemento architettonico orizzontale che poggia sopra i capitelli di colonne, pilastri o stipiti.
Elemento architettonico strutturale a linea curva che si appoggia su due piedritti (v.), su cui scarica il peso della struttura sovrastante. In base al tipo di tale curva (sesto) è chiamato in vari modi, in particolare: a tutto sesto quando la curva è un semicerchio, a sesto ribassato se la distanza tra i due punti estremi della curva (corda) è minore del diametro; a sesto acuto se è formato dall’incrocio di due cerchi che s'intersecano formando un vertice alla sommità.
Detta anche arenite, è una roccia di origine sedimentaria composta da granuli che possono avere varia composizione, a seconda dell’area di provenienza. Essendo facilmente lavorabile e di bell’aspetto, l’arenaria trova vasto impiego nell’edilizia. Fra i vari tipi di arenaria vi è la pietra serena, di colore grigio, particolarmente utilizzata nell’architettura e in parte anche nella scultura. È tipica dell’architettura toscana, anche se non viene solitamente usata per il taglio dei blocchi da muratura, ma per elementi isolati o decorativi decorazioni scultoree come colonne, cornici e costoloni. Fu usata per interni di palazzi pubblici e privati, chiese, cappelle e, per esterni, in logge, finestre e portali.
Il corredo distintivo costituito dallo scudo, dagli ornamenti e dai contrassegni onorifici famiglia o di un ente.
(notizie 1758-1780) Sebbene mai immatricolato, risulta a lungo documentato presso la Compagnia di sant’Eligio degli orefici (1758-1780). Lavora anche per la corte granducale fiorentina. Non ha probabilmente mai avuto una propria bottega, poiché è documentato in quella di Adriano Haffner fino alla morte di quest’ultimo (1768), quindi in quella del maestro Michele Magni, già suo compagno presso l’Haffner. Le iniziali M. A. (Magni Arnetoli) in campo ovale, con accanto un fiore, il vecchio punzone di Haffner, cifrano i suoi lavori, nei quali è difficile distinguere le mani dei due collaboratori.
Oggetti, generalmente in materiali preziosi, che servono per il culto, sia per adornare l’altare e la chiesa, sia per la persona del sacerdote (paramenti sacri), sia per la consacrazione e conservazione del Sacramento Eucaristico (vasi sacri).
Nei Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli si racconta che, quaranta giorni dopo la Resurrezione, Cristo apparve agli Apostoli e salì al cielo, avvolto in una nube, mentre si trovava presso il monte degli Ulivi. Nell’arte bizantina la figura di Cristo veniva rappresentata frontalmente, inscritta in una mandorla sorretta o costituita da angeli. Nell’arte romanica e in quella gotica la stessa immagine, raccolta in una mandorla, era invece spesso effigiata di profilo, quasi a suggerire l’ideale percorso di ascesa al cielo. Una terza versione del soggetto mostrava Gesù completamente avvolto dalle nuvole, lasciando visibili soltanto i piedi. In epoche successive scompare l’elemento della mandorla. Una raffigurazione completa del soggetto si compone di due parti: in alto è posta la figura di Cristo con i piedi su una nube sorretta da cherubini; in basso sono gli Apostoli che guardano sgomenti o pregano. Spesso con loro è presente anche la Vergine, simbolo della Chiesa che Cristo ha lasciato sulla terra. Talvolta Cristo regge il vessillo della Resurrezione e la mano destra è levata in atto di benedizione.
Strumento a forma di piccola sfera traforata, talvolta provvista di setole, dotato di manico, usato per spruzzare d’acqua benedetta persone o cose. V. anche secchiello
Il soggetto, affermatosi per la prima volta nella scultura gotica, conosce grande diffusione durante la Controriforma cattolica. La scena rappresenta l’anima della Vergine che, riunita al corpo, viene insieme a questo sollevata dagli angeli verso il Paradiso. La Vergine è spesso rappresentata al centro di una mandorla. Nell’iconografia tradizionale è sormontata dal Padre benedicente o dall’Incoronazione della Vergine da parte del Figlio.
Locale consistente in un portico aperto, cui si accede direttamente dall’esterno e dal quale si entra negli altri locali.