(notizie 1703-1729) Collaboratore di Cosimo Mari nella bottega fiorentina di Ponte Vecchio, alla sua attività si possono collegare numerose opere tra le quali un ostensorio della chiesa di Santa Margherita dei Cerchi a Firenze, una coppia di reliquiari datati 1723 della chiesa dei Santi Maria e Bartolomeo a Palude, a Sesto Fiorentino, e il calice attualmente conservato nel Tesoro di Santa Maria all’Impruneta. L’autore, pur nella profusione decorativa della sua produzione, che spesso si concretizza in complesse sintesi iconografiche nelle decorazioni, appare tuttavia più attento all’effetto d’insieme che non alla rifinitura dei particolari.

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Tecnica antichissima mediante la quale oggetti in legno o in altri materiali vengono ricoperti con una sostanza resinosa a scopo protettivo e/o decorativo

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Parte metallica del coltello, che serve a incidere o perforare.

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La sua accensione è spesso legata ad atti liturgici, talvolta costituisce un ex voto; la luce emanata indica la presenza eterna di Dio tra gli uomini

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Lampada da chiesa, di varia foggia, che viene sospesa mediante catenelle, generalmente tre, attaccate ad un appendicelo, talvolta costituisce un ex voto; la sua accensione, all’interno dello spazio sacro di una chiesa, è spesso legata ad atti liturgici; la luce emanata indica la presenza eterna di Dio tra gli uomini.

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Tessuto operato, in filati di seta di grande pregio, molte volte arricchito con trame d’oro e d’argento, dall’aspetto pesante; è costituito da una trama di fondo, solitamente in taffetà, con effetti di trame supplementari che formano sulla stoffa un particolare disegno.

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Letteralmente, a forma di lancia, ovvero di forma ellittica allungata con estremità appuntite.

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Effetto di disegno sul dritto di un tessuto, formato da una trama supplementare (trama lanciata) che è tessuta senza partecipare alla costruzione del fondo della stoffa.

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Lume portatile in legno o metallo chiuso da vetri, issato su un'asta.

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(1661-1732) Pittore e frescante fiorentino, nella tradizione del gusto del maestro Pier Dandini e di Luca Giordano, la sua maniera appare rimanere tuttavia legata a pesantezze seicentesche. Uno tra i dipinti nei quali rivela certa sensibilità per i nuovi modi del Rococò è considerato il San Pio V che invoca in scampo i guerrieri cristiani (Palazzo Vescovile, Prato). La cronologia approssimativa della sua opera è fissata dalla datazione dell’intervento nella lunetta del secondo chiostro di San Marco a Firenze (1700) e dal Giudizio di Paride affrescato in Palazzo Capponi, nella stessa città. Noti sono i suoi interessi letterari e le esperienze di poeta.

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(attivo a Firenze nella seconda metà del xvii secolo) Pittore specializzato in ritratti, nel 1673 è attestata la sua collaborazione con Lorenzo Castelli per la realizzazione di alcune tele per la chiesa di Santa Lucia alla Castellina e nel 1693 risulta attivo nella villa medicea Lappeggi. Il ritrovamento della tela con la Vergine in cielo tra i santi Michele Arcangelo, Nicola da Tolentino e Nicola di Bari, attualmente conservata al Museo di Atre Sacra di Fucecchio, ha permesso di precisare il corpus delle opere dell’artista, influenzate dallo stile tardo del Volterrano e di Mario Balassi, ol­re che dai modi di Simone Pingoni.

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Termine impiegato dall’Alberti nel De re aedificatoria per indicare il plinto, ossia, nell’architettura dell’età classica, il basso parallelepipedo che con lo stilobate, su cui poggia, costituisce la base della colonna.

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(notizie 1606-1675) Nel 1620 si immatricola nella Compagnia di Sant’Eligio degli orafi. Allievo del pittore Domenico Cresti, negli anni 1624-1627 lavora per la basilica fiorentina di San Lorenzo e, sempre a Firenze, esegue il Crocifisso in argento per la chiesa di San Marco. Nella città diviene orafo di fiducia del convento di Santa Maria Novella dal 1636 al 1652. Dal 1660 in poi lavora anche per la certosa del Galluzzo e per la chiesa di Santo Spirito.

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