Tavoletta spesso in metalli preziosi e decorata, raffigurante un’immagine sacra, utilizzata per la preghiera personale o presentata al bacio dei fedeli per il perdono.
Pittore e miniatore, annovera, tra le sue opere più note, il polittico della Galleria dell’Accademia di Firenze, dallo stile monumentale di ascendenza giottesca, animato da tensioni decorative gotiche, e la tavola dell’Albero della Vita, presso la stessa Galleria, dove prevale il linguaggio più scandito e narrativo ripreso nelle miniature. L’illustrazione dei cinque Antifonari imprunetini, ad opera di più mani, attribuita all’ambito della sua bottega, copre un ampio arco di tempo: il termine più antico è riconosciuto nello stile pacinesco degli inizi del Trecento, attribuito al cosiddetto Primo miniatore pacinesco, vivacemente narrativo e semplificato; quello più recente, intorno alla metà del xiv secolo, nelle figure più solide e nel ritmo ornamentale del Secondo miniatore pacinesco e nel linguaggio dolce ed espressivo, dai vivi accostamenti cromatici, del cosiddetto Maestro daddesco. A metà tra i due estremi è stato riconosciuto l’intervento del cosiddetto Maestro delle effigi domenicane (documentato dal 1337 al 1345). La realtà di una grossa bottega, attiva oltre la scomparsa di Pacino di Bonaguida e specializzatasi, nel tempo, nel settore della miniatura, darebbe ragione delle differenti interpretazioni attraverso le quali lo stile del maestro viene trasferito in questi codici.
Luogo dove si educavano i paggi per il loro particolare servizio nei palazzi reali o signorili.
Grande tavola, dipinta o scolpita, situata sull’altare; talvolta si compone di più pannelli. Si trova spesso inserita in una ricca cornice oppure nella struttura architettonica dell’altare stesso. La sua parte inferiore si chiama predella.V. Polittico.
Paramento in marmo o pietra scolpita, in avorio o metallo sbalzato e cesellato, o tessuto solitamente in seta, che serve a rivestire la parte anteriore dell’altare, la mensa, che, in quanto sacra, deve rimanere invisibile.
Piccola tela inamidata di forma quadrata, collocata, prima dell’offertorio, sopra la patena e, dall’offertorio in poi, sopra il calice.
È un antico gioco sul genere dell’attuale tennis, così chiamato perché originariamente la palla doveva essere lanciata nel campo avverso superando una corda tesa a metà campo.
Conservata a Troia, presso cui si rifugiò Cassandra nel tentativo di sfuggire alla violenza di Aiace Oileo (v. Aiace). Numerose sono le leggende relative a questa immagine di culto, che sarebbe stata trafugata da Ulisse (v.) e Diomede, oppure condotta da Enea in Italia, o ancora sarebbe rimasta aTroia.Nella tradizione iconografica, il Palladio è una scultura di piccole dimensioni, che rappresenta la dea stante, rigidamente frontale, con lo scudo levato e la lancia in posizione di attacco.
Porta candela circolare, schiacciato e dotato di manico, utilizzato per la lettura del Messale. V. Liturgici, libri.
Elemento decorativo d’ispirazione vegetale, costituito da un numero dispari di foglie disposte a ventaglio.
Famoso orafo e argentiere, effettuò l’apprendistato presso Antonio Moretti De Amicis e Balduino Balavier, artisti attivi a Roma. Nel 1666, all’età di 27 anni, divenne maestro e tenne bottega a Roma all’insegna della Madonna di Loreto, che campeggiava dall’alto della porta d’ingresso. Lavorò per il Sacro Palazzo Apostolico e dal 1707 al 1714 ricevette la qualifica di argentiere di palazzo. Il suo marchio conteneva l’effige di una Croce di Malta.
L’iconografia del Cristo P., dal greco:«Colui che è Signore di tutte le cose», si afferma a partire dal vii secolo, al termine della crisi iconoclasta: rappresentato a mezzo busto, con la mano sinistra regge il Libro delle Scritture che, in opposizione al rotolo sigillato, simboleggia la Rivelazione di Dio. La mano destra mostra il gesto della benedizione; le tre dita unite della mano benedicente simboleggiano la Trinità, mentre le altre due indicano le due nature del Cristo, umana e divina. Consueta è l’ espressione severa del Giudice conferita a Cristo.
Monaco, allievo di Fra Bartolomeo della Porta, fu divulgatore dei suoi modi in formule più semplificate, nella direzione di un più marcato senso devozionale. Di Fra Paolino si ricordano l’affresco della Crocifissione (1515) in Santo Spirito a Siena, la Madonna col Bambino e santi, firmata e datata al 1525, in santa Maria del Sasso a Bibbiena e le numerose opere eseguite per San Domenico a Pistoia
I paramenti liturgici sono l’insieme delle vesti indossate dai celebranti durante la liturgia cristiana e, per estensione, anche gli oggetti posti sull’altare e i drappi decorativi.
Il termine indica l’insieme dei paramenti liturgici usati nella celebrazione della Messa. Esso è composto dalla pianeta e dalla stola indossate dal celebrante, dalla tonacella e dalla stola indossate dal diacono, e dal piviale indossato dall’assistente; in questo caso si definisce parato in terzo; se a questo viene aggiunta una tonacella si definisce parato in quarto. Il colore liturgico dei paramenti sacri è determinato dal calendario liturgico. Il bianco è usato nelle feste del Signore, della Madonna, dei Santi non martiri, nel tempo di Natale e di Pasqua, nella solenne adorazione e processione Eucaristica, nel rito del Battesimo. Indica gioia maestà, purezza, vita eterna. Il rosso, usato nel giorno di Pentecoste, nella domenica delle Palme e nel Venerdì Santo, nella festa della Croce, nelle celebrazioni dei martiri, nelle messe votive dello Spirito Santo, indica martirio, amore eroico, effusione del sangue per Cristo. Il verde è usato nelle domeniche e nei giorni feriali infrasettimanali del tempo ordinario, indica la speranza della vita eterna. Il viola è usato in avvento e in quaresima, nelle messe e nei riti a carattere penitenziale, indica l’umiltà il pentimento e la purificazione; viene inoltre usato nei riti di suffragio. Il nero può essere usato nelle messe da requiem e nei riti di esequie e di suffragio; indica la caducità della vita terrena e del mondo.
Parte della villa romana in cui venivano svolte le attività produttive, in genere legate allo sfruttamento dell’agricoltura: poteva essere composta da rimesse, cantine, frantoi, alloggi per i servitori.
Parte padronale e residenziale della villa romana, che acquisì con il passare del tempo una sempre maggiore importanza sulla pars rustica (v.), sviluppandosi fino a comprendere numerosi ambienti di soggiorno e di rappresentanza (biblioteche, terme, teatri), spesso in relazione scenografica con l’ambiente circostante attraverso terrazze, giardini e belvederi.
Una parte del giardino geometrico composta da aiuole spesso in bosso con fiori all’interno.
Scultore formatosi nell’ambiente umanistico fiorentino, fu collaboratore di Filarete alle porte bronzee di San Pietro a Roma, nelle quali appose il proprio nome (1433-1445). Sua anche la realizzazione del portale di San Domenico a Urbino. La sua attività, ad oggi ancora poco conosciuta, rivela anche l’influenza di Luca della Robbia
La Passione di Gesù indica la sofferenza e l’agonia che hanno portato al-la sua Crocifissione, evento centrale per la religione cristiana. L’uso del termine Passione sottende la radice etimologica della parola che deriva dal latino «pati», cioè soffrire. Sulla base della tradizione cristiana, che si fonda sulle indicazioni dei Vangeli, e che, nel tempo, si è arricchita di elementi contenuti nei Vangeli apocrifi (secoli iii e iv), l’iconografia della Passione di Gesù si è fissata nella serie di scene che precedono e che seguono la Crocifissione. I vari soggetti sono: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme in occasione della festa della Pasqua ebraica; la lavanda dei piedi; la preghiera nell’orto del Getsemani, dove Gesù si era ritirato con i discepoli; il tradimento da parte del discepolo Giuda che fece arrestare Gesù; Gesù processato e deriso davanti a Caifa; l’Ecce Homo; la salita al Calvario; la Via Crucis o Via Dolorosa; la spoliazione di Gesù; l’erezione della croce; la Crocifissione; la Deposizione dalla croce; la Pietà, con Gesù deposto tra le braccia della Madre; il trasporto di Cristo morto e la sua deposizione nel sepolcro; la discesa al limbo; la Resurrezione; le Pie donne; l’apparizione di Cristo alla Madonna; il Noli me tangere; la cena in Emaus; l’incredulità di san Tommaso; la pesca miracolosa; l’Ascensione; la Pentecoste.
Vernice vetrosa cui sono aggiunte componenti coloranti, che ha la proprietà di diventare una superficie lucida e compatta grazie alla cottura ad alte temperature. V. smaltatura.
Bastone conferito ai vescovi nel momento della consacrazione, simbolo della loro autorità e del ruolo di guida (“pastore”) che assumono per la comunità. Retto con la mano sinistra, ha forma di lunga mazza, anticamente detta baculo e terminante in una palla o in croce a forma di “tau”; si evolve successivamente nella caratteristica forma con l’estremità a voluta, detta riccio.
Piccolo piatto tondo, spesso in metallo prezioso, usato nella Messa per posarvi l’ostia consacrata e per coprire il calice.
Dall’inglese “lavoro su toppe” è un’ antica tecnica che consiste nel confezionare coperte, canovacci e ogni tipo di oggetto in tessuto, assemblando pezzi di stoffa di aspetto e di origine differenti.
Coppa piatta e poco profonda, priva di manici, usata per l’offerta di liquidi alle divinità. Viene definita ombelicata quando al centro della vasca presenta un rigonfiamento, in genere corrispondente ad una cavità nella superficie esterna, utilizzabile anche per maneggiare saldamente il vaso.
Tessuto caratterizzato da intrecci diversi disposti in modo da creare effetti di righe verticali. Possono essere aggiunti effetti broccati.
Capitello pensile sul quale si appoggia un arco o una volta. A differenza del capitello vero e proprio non poggia su un pilastro o una colonna,ma sta “appeso” almuro, come una mensola incassata. È un elemento tipico degli ambienti coperti con volte a crociera.
Il termine, nel latino tardo veniva riferito a chi si recava a Roma per scopo religioso, quindi è passato ad indicare chi va, da solo o in gruppo, ad un luogo santo. Il pellegrino viene solitamente rappresentato con il sarrocchino, il mantello di tela incerata, con un copricapo con una larga falda, spesso ripiegata nella parte posteriore e tesa a becco sul davanti; un bastone e, appesa a questo o a tracolla, una bisaccia. Suo particolare attributo è la conchiglia, che figura sul cappello, sulla bisaccia oppure altrove.
L’animale, citato una sola volta nell’Antico Testamento, deriva la sua simbologia a partire da testi paleocristiani, nei quali si individua un emblema del sacrificio del Cristo: il p. infatti conserva il pesce nella pelle del becco e sembra squarciarsi il petto per dare il pesce alla prole.
Dal termine greco che significa «cinquantesima giornata» la festa di Pentecoste si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano. Per gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui Dio diede a Mosè le tavole della Legge sul monte Sinai; per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Vergine, come narrato negli Atti degli Apostoli.
Indumento femminile, contrapposto al chitone (v.) per la sua maggiore austerità e semplicità, composto da un panno rettangolare fissato con spille sulle spalle e ricadente in modo piuttosto rigido e senza drappeggi sul corpo.
Nella letteratura archeologica, si designa con questo termine una figura femminile vestita di peplo (v.).
Fascia di tessuto disposta intorno ai fianchi, a coprire la zona inguinale, particolarmente caratterizzante l’iconografia del Cristo Crocifisso.
Conobbe Piero della Francesca attraverso le sue opere sparse in Umbria, Marche e Toscana; quindi, trasferitosi da Perugia a Firenze, frequentò la bottega di Andrea del Verrocchio, tra il 1470 e il 1472. Attraverso la sua produzione stemperò il rigore strutturale, sempre osservato dai seguaci di Piero della Francesca, in favore di una maggiore ricerca anatomica e di dinamismo delle figure. Svolse un’intensa attività di pittore a Firenze e Roma, ma lavorò anche a Lucca, Bologna, Venezia, Cremona, Ferrara e Milano. Negli ultimi anni la sua produzione, poco incline ad accogliere i rinnovamenti portati da Michelangelo e dal proprio allievo Raffaello, sembrò reiterare stilemi ormai consueti. Dell’opera dell’autore si ricordano la Pala dei Decemviri, presso la Pinacoteca Vaticana (1495); gli affreschi per il Collegio del Cambio a Perugia (1498-1500) e l’Assunzione dipinta per il monastero di Vallombrosa (1500), ora nella Galleria dell’Accademia a Firenze.
Veste liturgica indossata dal vescovo o dal sacerdote esclusivamente per il rito della Messa, tagliata a goccia, aperta lateralmente e in alto per la testa, derivata dalla foggia del mantello da viaggio di uso tardoromano, detto appunto planeta. Presenta al centro della parte posteriore e anteriore due diversi ornamenti, uno verticale, l’altro a forma di “tau”, definiti “colonna” e “croce”.
Tipologia di arma delle antiche fanterie usata dal Xiii al Xvii secolo, costituita da una lunga e robusta asta di legno terminante in una punta di ferro.
Pietra arenaria di coloremarrone chiaro, molto simile geologicamente alla pietra serena.
Primitiva comunità parrocchiale, indicava la circoscrizione ecclesiastica rurale, diffusa nell’Italia settentrionale e centrale, costituita da un territorio con una chiesa principale, con annesso battistero, che aveva giurisdizione sulle maggiori chiese del distretto o piviere; con la decadenza della vita comune, le chiese sono diventate parrocchie autonome, comportando la dispersione dei beni comuni.
Elemento architettonico verticale a sezione quadrangolare, circolare o cruciforme, con funzione portante. Non è mai rastremato, diversamente dalla colonna (v.).
Orafo fiorentino, la sua attività è documentata, già alla fine del Cinquecento, dal busto reliquiario realizzato per San Lorenzo a Montevarchi (1593); attualmente è rappresentata soltanto dal Reliquiario imprunetino di san Sisto (1614).
Coppa di argento o di altro metallo prezioso, dorato all’interno e chiuso da un coperchio, nella quale si conservano le ostie consacrate. Si custodisce nel tabernacolo dell’altare. La tipologia più frequente è a forma di croce.
Manto liturgico di forma semicircolare, aperto sul davanti e chiuso al petto da un fermaglio. Può essere dotato di cappuccio sulla parte posteriore, mentre il bordo anteriore, che dalle spalle discende fino ai piedi, è detto stolone.
Filosofo greco, allievo di Socrate. Compì viaggi fuori da Atene, fra cui alcuni in Magna Grecia, dove tentò di realizzare uno stato retto da un filosofo, attraverso l’amicizia con Dione, vicino al tiranno di Siracusa Dionisio il Giovane. Il suo pensiero, che ha influenzato profondamente, insieme a quello del suo allievo Aristotele (v.), la cultura occidentale antica e moderna, ci è noto da alcune lettere e da un gruppo di opere in forma di dialogo, che trattano di numerosi temi, soprattutto etici, ma anche di retorica, politica, logica, fisica.
Elemento di forma parallelepipeda in pietra, con funzione di basamento, utilizzato sia in architettura che in scultura.
Fu a bottega presso Ridolfo del Ghirlandaio. In gioventù lavorò principalmente come decoratore, come testimoniano il graffito della facciata del palazzo fiorentino di Lodovico Capponi, che fu mecenate dell’artista, e le grottesche per i soffitti gli Uffizi, opera dalla quale derivò il soprannome “delle grottesche”. Immatricolatosi al-l’Accademia del Disegno nel 1573 fu quindi a Roma dove apprese la pittura di Raffaello. Dal 1580 in poi è documentato stabilmente a Firenze, dove è impegnato in numerosi affreschi, tra i quali si ricorda la lunetta del chiostro grande di Santa Maria Novella.
Tecnica, messa a punto in Francia da Jean Revel intorno al 1735, che consiste nel tessere, tra le trame di un colore, qualche trama del colore cromaticamente ad esso contiguo, in modo da ottenere un passaggio morbido e sfumato di toni. Tale tecnica sortisce una resa plastica dei soggetti, effetti di naturalismo e tridimensionalità. V. tessuto
Detto di forma costituita da lobi, ovvero di settori di cerchio disposti in varie tipologie decorative di oggetti o elementi architettonici quali gli archi.
Dipinto o rilievo formato di tre o più pannelli uniti tra loro sia materialmente, da cerniere, o cornici, che concettualmente, attraverso i soggetti rappresentati. V. anche pannello e cornice.
La formazione del pittore avviene presso le botteghe di Leonardo, Piero di Cosimo e Mariotto Albetrinelli; quindi frequenta la bottega di Andrea del Sarto insieme al Rosso Fiorentino. Fu probabilmente a Roma per studiare l’opera di Michelangelo. Spirito tormentato e sperimentatore, interpreta con inquieta sensibilità il classicismo fiorentino cui imprime il dinamismo di una continua, sofferta tensione critica, stilistica e spirituale. Dell’autore ricordiamo le Storie della Passione della Certosa del Galluzzo (1523-1525 e la Deposizione nella cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze.
Secondo il Vangelo di Matteo poiché Pilato, nell’interrogare Gesù, non riusciva a trovare in lui alcuna colpa, tentò di non condannalo; in occasione della Pasqua era usanza infatti che fosse concesso di liberare un prigioniero: Pilato lasciò al popolo la scelta tra Gesù e un assassino di nome Barabba. Il popolo scelse di liberare Barabba. Pilato prese allora dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla dicendo: «Sono innocente del sangue di questo giusto: voi ne risponderete»; quindi rilasciò Barabba, fece fustigare Gesù e lo consegnò perché fosse crocifisso. Il popolo, con la sua risposta, accettò la responsabilità della sentenza reclamata. L’uso di lavarsi le mani in un processo aveva, sia presso i Romani che presso i Giudei, il significato di protesta d’innocenza. Dopo che Pilato ebbe ordinato la flagellazione di Cristo, questi venne schiaffeggiato e sbeffeggiato dai soldati, i quali dopo averlo condotto nel pretorio, lo ricoprirono con un mantello scarlatto e posero sul suo capo una corona di spine, salutandolo, con scherno, come «re dei Giudei» e percuotendolo con una canna.
Roccia di origine vulcanica, molto compatta e resistente; la varietà egiziana, di colore porpora e particolarmente pregiata per la difficoltà di lavorazione, venne in età imperiale riservata a monumenti legati alla celebrazione dell’imperatore e della sua famiglia.
Parte di un edificio, generalmente sul piano del suolo, con un lato aperto ad arcate o ad architrave, poggiante su colonne o pilastri, con funzione decorativa o di riparo.
Nelle fortificazioni, piccola torre con porta d’accesso ai camminamenti per le guardie di ronda.
Scultore celeberrimo nell’antichità, prediligeva la scultura in marmo piuttosto che la fusione di bronzi, e la rappresentazione di divinità giovanili, dalle forme slanciate e dalle pose instabili. Della sua opera conosciamo numerose repliche (v.) di età romana. Dal trattato di Plinio il Vecchio sappiamo che faceva dipingere le proprie opere dal pittore Nicia con velature di colore e con una vernice trasparente che dava splendore alle parti nude delle figure.
La parte inferiore di una pala d’altare, generalmente divisa in scomparti, dipinti o scolpiti.
Spazio della chiesa intorno all’altare, riservato al clero officiante, spesso separato dal resto della navata mediante recinzione
L’usanza ebraica di offrire un tributo al Tempio di Gerusalemme per un nuovo nato è accolta nell’iconografia cattolica e rappresentata solitamente in un luogo sacro; nella raffigurazione dell’evento costante è la presenza della figura del vecchio sacerdote Simeone, cui la Vergine affida il Bambino, e quella dell’anziana profetessa Anna che riconobbe in Cristo il Salvatore.
Luogo in cui il rappresentante dell’autorità romana esercitava il comando supremo e amministrava la giustizia. Consisteva in un palchetto alto, di forma semicircolare, sul quale si trovava la sedia curule, una sorta di seggiolone con braccioli e senza spalliera, occupata dal pretore. Il pretorio del procuratore della Giudea Pilato si trovava nella città di Cesarea. Tuttavia quando il procuratore si recava nella città di Gerusalemme, come ad esempio in occasione della Pasqua ebraica, poteva trasferire lì il proprio pretorio. Quasi unanimemente le fonti riferiscono che il pretorio di Pilato a Gerusalemme si trovasse presso la torre Antonia, che la tradizione ha sempre indicata come luogo nel quale si svolse processo di Gesù, grande fortezza edificata da Erode il Grande allo scopo di vigilare il Tempio e costituita di quattro piccole torri angolari.
Letteralmente “colui che parla davanti”, è persona che parla per ispirazione di una divinità, manifestandone il volere e, spesso, preannunciando in suo nome il futuro. Il Cristianesimo riconosce i profeti dell’Antico Testamento, ma non annovera figure di profeti cristiani, piuttosto riconosce qualità profetica ai discorsi di alcuni dei suoi santi, a cominciare dal Giovanni dell’Apocalisse.
Nel tempio greco e romano, l’atrio con colonne posto davanti alla cella. Per estensione, elemento architettonico posto dinanzi a un edificio e delimitato da colonne o pilastri.
Dal greco ‘taglio davanti’, indica una rappresentazione parziale di una figura, soprattutto animale ma anche umana, limitata alla sola testa e al collo.
Dal greco, letteralmente «testa di animale decapitato», nelle arti plastiche il termine indica un elemento decorativo a forma di testa, animale o umana.
Nella letteratura archeologica relativa alla scultura antica, si indica con questo termine, o con il sinonimo archetipo, l’opera d’arte originale da cui deriva una serie di repliche (v.).
La personalità del cosiddetto Pseudo Ambrogio di Baldese è stata di recente identificata dalla critica con Lippo d’Andrea. Questi è pittore documentato: nato a Firenze nel 1377, partecipa, nel 1411, insieme a Niccolò Gerini e al portoghese Alvaro Pirez, alla decorazione della facciata del Palazzo del Ceppo di Francesco Datini a Prato. Sono noti i pagamenti, datati 1424, per un suo intervento nell’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze.
Pittore allievo di Simone Pignoni, quindi di Gabbiani che lo invia a perfezionarsi a Roma, esordisce nel 1714 a Firenze con la Presentazione al Tempio nella chiesa di Santa Felicita (17141715). La sua maniera risulta debitrice tanto del chiaro classicismo del maestro che dell’ambiente accademico romano. Riceve numerose commissioni a Firenze, Prato e altre città toscane. Dell’autore si ricorda il Transito di san Giuseppe, firmato e datato 1736, nella Prioria dell’Annunziata alla Crocetta in San Miniato.
Pittore la cui identità biografica ha risolto l’anonimato del cosiddetto Maestro dell’Altare di Fabriano, immatricolatosi all’Arte dei Medici e degli Speziali nel 1346, già verso la fine degli anni Quaranta del xiv secolo era considerato tra i più celebri artisti fiorentini. Puccio di Simone seppe infatti coniugare le eleganti sigle decorative di Bernardo Daddi con le solenni campiture cromatiche di Maso. La sua opera matura, influenzata da un probabile incontro con Giovanni da Milano, palesa una maggiore eleganza rispetto ai toni colloquiali propri alle sue prime produzioni, collocandolo tra i maggiori esponenti del Trecento fiorentino.
Allievo di Matteo Rosselli, si differenzia notevolmente dai modi del maestro manifestando uno stile bizzarro. La produzione tarda dell’artista palesa un adeguamento ai gusti della committenza nell’esecuzione di soggetti di carattere religioso. Tra le opere dell’autore si ricorda l’affresco di una lunetta nella Villa di Poggio Imperiale a Firenze, dove è rappresentata Sant’Elena ritrova la croce e l’affresco con San Francesco in Gloria nel soffitto dell’oratorio di San Francesco presso la Confraternita dei Vanchetoni (1640).
Nelle chiese cristiane, a partire dal Medioevo, la struttura in legno o in marmo posta nella navata centrale e provvista di parapetto, dalla quale parlava il predicatore (mentre dall’ambone, che era meno elevato, erano declamate le letture).
Decorazione ottenuta producendo innumerevoli puntini, eseguiti battendo superfici metalliche con un bulino.
Tecnica di ricamo che consiste nel sovrapporre due o più pezze di tessuto che vengono unite attraverso una cucitura lasciata lenta, in modo che il filo di giuntura possa essere tagliato con facilità. Una volta ottenuto con il filo il disegno prestabilito, reciso questo, su tutte le pezze rimane il medesimo disegno lasciato dai fori nei quali è stato passato il filo.
Utensile di acciaio che porta incisa ad una estremità una lettera, un numero, o una cifra da incidere su materiali a scopo distintivo o decorativo.
Piccolo panno di lino che serve ad asciugare il bordo del calice e a pulire la patèna (v.)